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La lavorazione dei metalli
La scoperta dei metodi per l'estrazione e la lavorazione dei metalli
segnò gradualmente il passaggio delle industrie neolitiche
a quelle cosiddette dei metalli, ma ancora per molti secoli l'uomo
continuò a servirsi della pietra, dell'osso e del legno.
I primi passi delle industrie metallurgiche furono caratterizzati
dall'uso dei metalli allo stato nativo (oro, argento, rame, ferro
meteorico) lavorati prevalentemente a freddo e principalmente usati
per la fabbricazione di piccoli oggetti quali spilloni, pendenti,
vaghi di collana, aghi, ami da pesca, etc…
Le ampie possibilità offerte dalla lavorazione dei metalli
non erano ancora completamente sviluppate, quindi la metallurgia
vera e propria iniziò solo quando si comprese che con il
riscaldamento, la fusione e la colata di minerali appropriati si
poteva ottenere metallo da cui trarre oggetti e forme nuove sempre
più funzionali, sino al completo abbandono della pietra come
unico materiale da cui ricavare oggetti e strumenti da taglio.
Nel momento in cui fu introdotto l'uso delle "forme" in
cui fondere degli arnesi, anche se a finitura ancora grossolana,
si eliminò la necessità di fucinare i lingotti e le
barre, quindi gli utensili potevano essere prodotti direttamente
con minore spreco di materia prima e con maggiore rapidità.
Un semplice tipo di fornace tuttora usata da popoli primitivi attuali
è costituita da una cavità praticata nel terreno rivestita
da argilla e pietre, in cui la temperatura del combustibile per
arrivare ad una fusione è raggiunta insufflando aria con
dei mantici manuali. Più tardi questa fornace "a coppa"
fu usata principalmente per il primo arrostimento e la riduzione
del materiale, mentre la fusione vera e propria fu ottenuta con
l'adozione di forni a struttura più elaborata.
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