| Ishi,
l'ultimo degli Yahi
L’americano John Coles, uno dei fondatori
dell’archeologia sperimentale, così definì questa
importante disciplina: “... l’insieme di fatti,
teorie e storie raccolti attraverso un secolo di studi finalizzati
alla ricostruzione degli antichi resti”.
L’archeologia sperimentale nasce, probabilmente, quando nei
primi del Novecento negli Stati Uniti occidentali l’ultimo
rappresentante vivente di un mondo preistorico, stremato e disperato,
si consegna alla “civiltà”. Fu “adottato”
dagli antropologi dell’Università della California
che lo chiamarono Ishi (in lingua yahi significa “uomo”),
con lo scopo di studiare il suo sistema di vita. L’orizzonte
culturale di quest’uomo, incredibilmente, si collocava nell’età
della pietra.
Il fatto singolare destò vivo interesse nel mondo degli archeologi
e degli antropologi e stimolò a creare una disciplina che
permettesse di verificare in modo pratico le testimonianze del tempo
passato emerse dagli scavi archeologici. Si cominciò, quindi,
a sperimentare materiali del passato e a ripercorrere metodi, sistemi,
tecnologie tentando di dimensionare e visualizzare la vita dell’uomo
preistorico.
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Maschere in tuja della California
dei nativi della Costa nordoccidentale. Scolpite con i tradizionali
coltelli ricurvi e dipinte con terre naturali Maschera Haida
e maschera dei Makah |
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